TERZA PARTE.
Oggi vorrei parlarti del Brasile, nazione che se osservi l'Atlante geografico, prende
quasi per intero il continente Sudamericano.
Capisci da solo quali e quante potenzialità abbia un simile territorio, pieno zeppo di
miniere d'oro, e non solo, di torrenti con pepite d'oro grosse quanto una palla da tennis,
e con i Bandeirantes, cioè i primi esploratori, che hanno lasciato tracce del loro
passaggio ovunque.
Per non parlare delle meteoriti, dei tanti soldini ancora sotto la sabbia, etc.
Be' basta, vedo che stai sbavando....
Insomma, anche qui una fabbrica di metal-detector non dovrebbe mancare, e
difatti non manca.
La MINEORO è una della aziende più vecchie del settore, è nata difatti nel 1954.
In teoria dovrebbe essere quindi leader mondiale, ed invece non lo è, anzi, direi che
è la ditta meno conosciuta in assoluto.
Lo dico subito: colpa loro!
Vogliono aleggiare nel sintomatico mistero, e questo non giova di certo al loro business.
Mi spiego meglio.
I loro prodotti sembrano uscire dal catalogo delle bacchette magiche di Harry Potter: apparecchi a ioni che captano l'oro (e solo oro, come ci tengono a sottolinenare nelle descrizioni!), ed altri aggeggi difficili da decifrarsi.
La mancanza di un listino prezzi (devi chiedere i prezzi con una mail, ed attendere
fiducioso il responso), la totale assenza di test realizzati da cercatori non coinvolti
nell'azienda, fanno sì che si debba dubitare fortemente delle capacità cercatorie di
tutti i loro strumenti.
Lo stesso metal-detector tradizionale, quello di base, è realizzato con un circuito
semplice semplice, non discriminante, e comparabile solo ad un metal cinese non riuscito.
Ho potuto vederlo aperto, so quello che dico.
Per il resto dei loro prodotti, sembra la leggenda dello Yeti: tutti ne parlano, qualcuno
dice di averlo visto, ma prove concrete zero!
Davvero troppo poco per sperare di farsi un nome, a livello internazionale,
in questo mercato.
Eppure avrebbero tutte le possibilità per vendere metal-detector a tonnellate,
solo in Brasile.
Gli esorbitanti dazi doganali che si pagano in quel paese, per ogni tipo di prodotto importato, fanno sì che l'acquisto di un metal-detector, sia per un brasiliano un costo
non indifferente.
Anche la MINEORO è stata da me contattata, circa tre anni fa.
Volevo saperne di più su questi apparecchi particolari, che promettono di segnalare l'oro anche ad un chilometro e mezzo di distanza.
Avrei voluto andarli a trovare, a casa loro, nel sud del Brasile, per magari testare i vari strumenti, prima di scegliere quale acquistare.
Ma la risposta ricevuta, tempestiva ad onor del vero, mi ha lasciato non soddisfatto, ed ha, anzi, avvalorato la mia sensazione che si tratti di apparecchiature come minimo non
adatte al nostro uso hobbistico.
Poi magari saranno pure in grado di rilevare una minera d'oro nascosta fra
le montagne. Non lo so, e non lo posso sapere.
Ma, mi chiedo, uno che ha fra le mani un coso che riesce a rilevare l'oro anche a grandi distanze, un apparecchio che ti sente un orecchino d'oro (come fanno vedere in un video) anche a distanza impressionante e con precisione millimetrica,
davvero se lo venderebbe?
Io zitto zitto lo terrei per me, e camperei con l'oro trovato per il resto della vita.
E butterei di corsa lo schema dell'apparecchio più rivoluzionario dell'Umanità!
Prima che qualcun altro se ne impossessi!
Altro che venderlo....
Alla prossima.
Neanche dieci giorni fa ho fatto un'uscita con la mia Super-Drenella (S.D.D.D.C.).
Forse l'ultima della stagione, visto che non amo indossare la muta, pur avendone ben
tre modelli diversi, adatte anche al gran freddo.
E quindi se ne riparla a primavera, perlomeno in acqua.
Sono stato dalle parti di Fregene, lato verso Fiumicino, il mare leggermente agitato,
e le mareggiate dei giorni scorsi, mi hanno subito fatto trovare qualche target,
pochi Euro, che lì per lì mi erano sembrati di più.
Le solite cento Lire, e qualche oggetto di nessun valore.
Ma sopratutto questo:
Era appena passata una mezz'oretta scarsa, quando incredulo mi vedo saltare fuori
questo orologio Omega in oro bianco!
Oro massiccio, tutto, bracciale molto pesante, la cassa: tutto l'orologio!
Lo sciacquo in mare, cerco subito di individuarne i timbri: ci sono, sono dappertutto.
E' marcato Omega, marcato oro 18 Kt., più di una volta!
Mi guardo intorno, non c'è nessuno, e posso liberamente lasciarmi andare ad un urlo liberatorio, il peana della vittoria.
Sbaracco tutto e me ne torno a casa di corsa, non vedo l'ora di farlo vedere a mia moglie,
che quando ero uscito mi aveva sorriso compassionevole vedendomi andar via con
la Super-Drenella, come quando si sorride ad un bambino che cerca di prendere le caramelle nella dispensa in alto.
Ed ora guarda qui che ti ho trovato.
Donna! Il cacciatore-raccoglitore è tornato con la preda, e che preda!
Il target dei target!
Ma lei, "Sicuro che sia d'oro?". Come ''Sicuro??'', ci sono i timbri.
Lo vado subito a pulire sotto l'acqua corrente, e subito ci accorgiamo dei primi segni
di ossidazione.
L'oro non si ossida.
Ed il peso poi, ha un peso specifico strano, non saprei come spiegarmi, ma l'oro si riconosce anche tenendolo nel palmo della mano e soppesandolo.
Questo non lo avevo fatto al mare, me lo ero messo via nella tascona dei ritrovamenti,
per poi potermelo vedere con calma una volta a casa.
Insomma, dopo un attento esame, con lente a dieci ingrandimenti, mi accorgo che
l'orologio è una fregatura bella e buona. Di metallaccio. Nessun valore.
Ed io che sono tornato pure a casa dopo appena mezz'ora di ricerca!...
Ma la cosa strana è questa: com'è possibile che un orologio in metallo, stando in acqua da chissà quanto tempo, non sia un blocco di ruggine?
Che metallo sarà per non arrugginirsi?
O forse si trovava in spiaggia asciutta e le recenti mareggiate lo hanno trascinato
in acqua ed io l'ho trovato prima che iniziasse il processo di ossidazione?
La sabbia asciutta, quella che si trova vicino alle cabine per intenderci, può preservare bene degli oggetti in ferro o metalli simili, anche per anni.
Mi è successo di ritrovare oggetti ferrosi, perduti da anni, e sotto mezzo metro di sabbia compatta, in buono stato di conservazione, dovuto ad una specie di 'alone' che si forma intorno all'oggetto stesso.
E' successo questo, l'orologio, che sembra provenire direttamente dagli anni '70, si è ben conservato per anni, e poi trascinato via da una mareggiata?
Chissà?
Ma un'altra singolare particolarità che ha questo ritrovamento, è questa:
l'orologio non c'è!
Ho ritrovato il bracciale, ma all'interno non c'è traccia dell'orologio, del movimento,
del quadrante, e neanche un segno di ruggine, nulla.
Certo, la cosa è strana un bel po'.
Comunque, mia moglie l'ha presa a ridere, io pure (più tardi però).
E il nostro pensiero è andato al povero che si fece turlupinare con questo incauto
acquisto negli anni '70.
Me lo immagino, avvicinato da un tizio per strada:
"Signore, scusi, dico a lei! Vuole fare un affare?...".
E che affare!!
Alla prossima.
SECONDA PARTE
E in Italia?
Possibile che nel paese con la più alta presenza al mondo di reperti archeologici,
la nazione ove si stima vi siano ancora migliaia e migliaia di tesori nascosti di tutte
le epoche, la Penisola con chilometri e chilometri di spiagge, a nessuno gli sia
balenata l'idea di mettersi a fabbricare i metal-detector, per farne un business
di tutto rispetto?
Sì, qualcuno c'ha pensato.
La CEIA è un'azienda italiana che realizza strumenti principalmente mirati alla bonifica
degli ordigni bellici. E non intendo solo quelli della II G.M.
Anzi, in un mondo ove in questo momento contiamo perlomeno 150 conflitti, il lavoro di sminamento non manca mai.
I loro metal-detector sono realizzati con questo scopo specifico, quindi poco adatti,
o per niente, al nostro tipo di ricerca hobbistico.
Visto poi il peso dello strumento, ed in alcuni casi, la sua complessità.
I modelli richiudibili della CEIA, però, attirarono la mia attenzione, non tanto per le sue specifiche tecniche, ma proprio per questa innovazione di uno strumento facile da
aprire e richiudere.
Non tanto tempo fa, quindi, decisi di scrivere una e-mail alla CEIA, se non altro per
sapere come mai non avessero mai pensato al settore hobbistico.
Se fossi io non al corrente.
Ricevetti subito dopo una telefonata (avevo lasciato tutti i contatti nella mail),
molto cortese, di un ingegnere di questa azienda.
Mi spiegò con dovizia di particolari tutte le specifiche tecniche dei loro metal-detector,
il perché non possono essere utilizzati, principalmente, per un uso hobbistico.
D'accordo, pensai, va bene.
Ma francamente rimasi un po' sbalordito quando gli chiesi se non pensavano di creare uno strumento meno potente, più leggero, più specifico per noi cercatori della domenica.
Il mio interlocutore mi rispose facendomi intendere che il mondo dei cercatori non gli interessava, la loro politica aziendale escludeva di fatto il settore hobbistico, e questo
perché lo ritenevano un mondo poco trasparente, quello dei cercatori nostrani!
E neanche la pubblicità dei Forum, cioè non avrebbero gradito il solo pur parlarne nelle discussioni forumistiche.
Ne presi atto, e mi resi conto di quanto ancora ci fosse da fare per sdoganare questo
hobby da quell'aura di illegalità che spesso lo circonda, se addirittura un addetto
ai lavori la pensava così.
Ma allora, perché tanta pubblicità?
Il loro nome salta fuori appena si clicca la parola "metal-detector" in Rete.
Magari avranno cambiato idea. Magari!
Eh sì, perché è una azienda di tutto rispetto, con strumenti eccezionali, e potrebbe tranquillamente dare del filo da torcere a tutti i concorrenti del mondo, se lo volesse.
Ma non lo vuole!
Il settore Sicurezza e quello della bonifica degli ordigni, sembra li impegni totalmente,
con successo d'altronde.
Se mi leggessero, e nel frattempo fossero cambiati i loro orizzonti, felice di
modificare quello che ho scritto.
Basta contattarmi all'indirizzo e-mail inserito fra le mie note personali.
E poi in Italia?
Il buio, dopo questa bella Ditta di successo, che però non si preoccupa di noi cercatori amatoriali (così mi sembra perlomeno), c'è il vuoto.
Ed invece il nostro paese meriterebbe di più.
Il massimo che vedo in giro, sono metal-detector cinesi con packaging
parziale italiano.
Eppure gli italiani sono dei fissati con l'elettronica, tantissimi saprebbero montare e smontare un metal-detector ad occhi bendati, senza fare errori.
Manca lo spirito imprenditoriale!
Colpa delle troppe tasse, della difficoltà nello START-UP.
Per aprire una fabbrica in USA bastano 11 firme, in Italia ne servono ben 1090!
Sì hai letto bene!
Capito perché nonostante il nostro Genio sia insuperabile, ci facciamo superare
da chiunque?
Qualcuno ha voglia di creare una propria linea, un'azienda di metal-detector tutta italiana?
Dai ragazzi, osate, buttatevi! Non è impossibile. E questo hobby sta diventando molto popolare. Non è più un hobby di nicchia, come si pensa, perlomeno non lo è più già
dagli ultimi 2 anni.
Bene, con L'Italia mi sono allungato un pochettino, e quindi termino qui la seconda parte dedicata ai paesi fabbricanti di metal-detector, e le motivazioni che spingono o non spingono a realizzarli.
Nella prossima puntata penso di parlare del Brasile, ed altre realtà.
Alla prossima.
© 2012 by "Dino Conta"
Un altro spettacolare ritrovamento è stato messo a segno in Inghilterra.
Un UNICUM.
Ed il reperto, grazie alla famosa ed invidiata legge inglese che ben conosciamo, ora
si trova in un Museo.
Di cosa si tratta?
Questo oggetto qui sopra, è un ciondolo da tenersi al collo.
Trovato nei pressi di una fattoria di un antico Romano, nel sud dell'Inghilterra.
E grazie anche ad altri oggetti dissotterrati nello stesso contesto, si ha la certezza che
è proprio un artefatto Romano, e non Celtico, per esempio.
Dorato, ma forse l'oro è presente solo in bassa percentuale nella lega, e molto ben conservato, questo ciondolo serviva da piccolo pestello, sembra per la realizzazione
di pozioni afrodisiache.
Insomma, per la fabbricazione del primo Viagra della storia, perlomeno di quella Romana.
Qualche esperto, ritiene fosse usato anche per mischiare gli ingredienti per il trucco femminile.
Ma la forma 'cornuta' del ciondolo, fa propendere verso una raffigurazione stilizzata del
toro mitraico.
Mitra, come sappiamo, era una delle tante divinità Romane, fra le più amate dai soldati,
e non solo.
Quindi, difficile propendere per la seconda ipotesi.
Comunque sia, questo particolarissimo oggetto, ricordo trovato grazie al metal-detector,
è unico nel suo genere, e forse proprio per questo difficile da quantificare in soldoni.
Difatti, il fortunato cercatore sta ancora aspettando ciò che gli spetta, dal
Museo Reale di Cornwall, ove il ciondolo ora si trova.
Sì, proprio Corn-wall!!! Quando si dice il destino....
Alla prossima.
PRIMA PARTE.
Quanti paesi ci sono nel mondo?
Se non erro circa 200, paese più, paese meno.
Senza contare il "Regno Interplanetario Dinocontiano", naturalmente.
Eppure, se andiamo a vedere, la fabbricazione, o meglio l'ideazione, dei
metal-detector sembra prerogativa di pochissimi, così pochi da contarli sulle
dita di una mano.
Ma perché?
Intanto vorrei capire perché alcuni sì.
Ed inizio con questa prima parte, dedicata alla Francia principalmente:
> Francia > XP > questo paese ha una naturale propensione, direi quasi fisiologica, all'avventura.
Fa parte del loro DNA, come lo faceva tanti, ma tanti, anni fa anche per noi italiani.
Ricordate il Popolo di Navigatori?
Be', per noi è un titolo nel cassetto, per i francesi di oggi e di ieri, non lo è, è
ancora attuale.
Basta fare un attimo mente locale, e ricordare fra i tanti famosi scavezzacollo odierni,
quanti francesi ci siano. Qualcuno caduto sul campo, come per esempio
Patrick de Gayardon. (qui sotto in foto)
Inoltre, ed è forse la spinta maggiore, in Francia nella Grande Guerra si sono
tenute epiche battaglie.
Meglio: veri e propri massacri senza senso, con milioni di morti, quello della Somme,
per dirne solo uno.
Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, si sentì la necessità di ripulire,
di bonificare, quei vasti territori dalle trappole di morte.
Troppe le bombe inesplose, milioni gli ordigni di ogni tipo che mietevano e mietono fra la popolazione civile, circa venti morti l'anno ancora oggi, causati da ritrovamenti s-fortuiti.
Normale che, vista la richiesta pressante, qualcuno pensasse bene di creare un'azienda che rispondesse a queste necessità. Se poi pensiamo che in Francia, forse caso unico al
mondo, esistono dei sminatori di professione, non facenti parte dell'Esercito, pagati
dallo Stato, con lo scopo specifico di bonificare quei boschi, capiamo bene quanto
fosse naturale questa evoluzione.
Naturalmente, non solo per questo motivo.
La ricerca di oggetti preziosi non è certo l'ultimo dei motivi.
Anzi! Nel paese dove negli anni '70 sec. scorso, si sfornavano non so quanti libri sul tema
"Tesori Nascosti", la ricerca mirata all'oro, gioielli, o monete, di certo non dispiaceva, sempre per lo spirito di cui sopra.
Insomma, alla Francia non sono mai mancati dei validi 'pretesti' per dedicarsi alla fabbricazione-ideazione di metal-detector, il tutto supportato dallo spirito giusto.
Prima di continuare, faccio una previsione per il prossimo futuro:
i paesi che presto diventeranno produttori di metal-detector, saranno Russia, Ucraina,
e paesi limitrofi. Nell'ambito europeo intendo.
I paesi in cui si hanno le stesse condizioni della Francia, cioè spirito avventuriero
(ai russi non manca), necessità di bonificare il territorio dagli ordigni bellici, e per ultimo,
per modo di dire, la presenza d'oro e altri oggetti preziosi.
.........continua..........
Questo tema lo divido in più parti, per non appesantire troppo la lettura.
Prenderò in esame nelle prossime puntate, l'Italia, il Brasile, gli USA, il Giappone,
ed altri paesi.
Alla prossima.
© 2012 by "Dino Conta".
Lo sapete, se mi leggete spesso, lo avrete capito:
il mio leit-motiv, oltre la Super-Drenella, sono le esplorazoni degli antichi Romani.
Esplorazioni ancora tutte da studiare e di cui nessuno parla come si dovrebbe.
Insomma, secondo me, la forza esplorativa dell'Impero Romano è del tutto sottostimata.
Ma non solo 'secondo me':
sono oramai numerosi i reperti Romani che vengono trovati in vari luoghi del mondo.
In contesti del tutto imprevisti.
Già sappiamo dell'Africa e dell'India.
Del Sudamerica me ne occupo da circa 30 anni, aiutando come e quando posso,
i coraggiosi archeologi del posto, in spedizioni spesso dagli esiti incerti.
Oggi, invece, parlo di un piccolo-grande ritrovamento, avvenuto in Giappone.
Questo artefatto qui sopra, di chiara ed incontestabile origine antica Romana,
è stato trovato in una tomba, in Giappone!
Uno di quei ritrovamenti che possono riscrivere la storia.
La tomba in questione si trova ad Utsukushi vicino la città di Nagaoka.
Le tumulazioni risalgono al secolo V, ed oltre a questo oggetto, conteneva anche
tre sfere di vetro, datate tra il I e IV secolo D.C.
La particolarità di questi oggetti in vetro, lavorati in maniera eccelsa, è che contengono
anche dei piccoli frammenti di oro.
Evidentemente si trattava di una tomba di un personaggio, o comunque una
persona abbiente.
Una delle sostanze che è servita a datare con una certa precisione questi artefatti,
è la soda, già largamente utilizzata dagli artigiani Romani, a differenza di altri popoli,
che ancora non la conoscevano, o comunque non la utilizzavano per questo scopo.
Anche la raffinata tecnica di includere frammenti d'oro, o foglioline d'oro, era una
peculiarità dei mastri vetrai Romani.
Insomma, un mistero per molti, che si chiederanno come sia possibile che in un'antica tomba giapponese siano stati ritrovati antichi artefatti Romani.
E parliamo di diecimila chilometri di distanza, con Oceani ed altri ostacoli da superare.
Personalmente la cosa non mi meraviglia per nulla.
Sono convinto, ed ho le prove, che gli antichi Romani sapessero navigare con destrezza
oltre le Colonne d'Eracle, senza tanti patemi.
Ed il fatto che le loro "scoperte" non fossero seguite da un'invasione commerciale o
militare (o prima una e poi l'altra), era solo per mero pragmatismo, dote che agli
antichi Romani di certo non mancava.
Alla prossima.
© 2012 by "Dino Conta".
Se mentre state spazzolando col vostro metal-detector,
vi capitasse un sasso che suona, potrebbe non essere un hot-rock, cioè un sasso particolarmente mineralizzato, ma un SASSO-SPIA americano!
Una pietra, cioè, lasciata in un punto strategico, con all'interno sofisticate
apparecchiature spionistiche, in grado di rilevare fatti rilevanti, come il passaggio di truppe, o altro.
Migliaia di questi sassi-spia stanno per essere posti su tutto il territorio afgano, in vista dell'abbandono delle truppe americane da quel paese, che presumibilmente avverrà
nel 2014.
E migliaia di altri, sono già stati strategicamente collocati nei pressi del confine
Messico-USA, con lo scopo evidente di intercettare i messicani che varcano
il confine americano in maniera illegale, alla ricerca di un umile lavoro.
L'idea non è nuovissima: già i primi sassi-spia furono lasciati dagli americani in fuga dal Vietnam, nel 1973.
Non potendo lasciare nessuno di loro per continuare a monitorare la situazione, vista la debacle improvvisa, dovettero affidare ai sassi-spia, il compito di "osservatori".
Ancora oggi in Vietnam, qualche sminatore trova un sasso-spia ogni tanto, per la
gioia dei collezionisti!!!
Ma ancora prima, l'idea di lasciare sul terreno oggetti, apparentemente innocui, e che nascondessero le proprie reali intenzioni, fu messa in atto sul territorio italiano, durante
la Seconda Guerra Mondiale.
Quando i cosiddetti "Alleati", pensarono ad una strategia ingannevole e subdola,
dagli effetti micidiali, e pur se proibita dalla Convenzione di Ginevra, utilizzata
poi in grande scala.
Parlo delle famose penne-bomba, lanciate a bassa quota dagli aerei anglo-americani,
in prossimità dei centri abitati italiani.
Queste penne venivano spesso trovate da bambini i quali inconsapevoli del micidiale inganno, le raccoglievano innescando così l'esplosione che avrebbe per sempre cambiato la loro vita: infatti, se non morivano (e non era questo lo scopo!), i poveri bambini rimanevano senza braccia, ciechi, o tutte e due le cose messe insieme.
Creando un giustificato terrore fra la popolazione civile italiana.
Non erano solo penne stilografiche ad esere utilizzate come ordigni contro la popolazione civile, si hanno comprovate testimonianze di pacchi di zucchero, di sale, o di caramelle.
Evidentemente l'idea, pur nella sua semplicità, ha sempre trovato dei benefici riscontri nella strategia bellica americana, tanto da essere sviluppata e declinata in varianti spesso curiose, come questa dei sassi-spia, appunto.
Chissà, magari la prossima volta che vi trovate sotto la piastra un sasso ostinato, che proprio non la smette di suonare, nonostante tutti i vostri 'abbattimenti', fermatevi un attimo e date un'occhiata più attenta.
Hai visto mai che non ci sia una cerniera a lato di quel sasso, o un'antennina sporgente?
Alla prossima.
© 2012 by "Dino Conta".